Cerca
Cerca

Categoria: LATTECO – BENESSERE

3 Ottobre 2019

La consanguineità è un parametro importante, perché una sua crescita elevata è legata alla diminuzione di variabilità genetica e alla possibile insorgenza di patologie genetiche. Con lo strumento genomico possiamo misurare la lunghezza del genoma di un animale in stato omozigote, così da avere misura della consanguineità differente da quella calcolata finora basata sulle informazioni anagrafiche. Ciò permette di fornire interpretazioni differenti e più approfondite all’andamento della consanguineità in una popolazione.

Scarica l’articolo completo.

3 Ottobre 2019

L’articolo descrive tutto ciò che è stato realizzato da Anarb nel secondo anno di attività del progetto europeo “Le razze bovine da latte per la definizione di modelli selettivi sostenibili”. Il 2018 è stato maggiormente incentrato sulla fase di creazione e di studio, con l’obiettivo di creare l’infrastruttura dedicata alla gestione dei dati e alla fornitura dei servizi, studiando nel contempo parametri innovativi per la biodiversità, l’impatto ambientale e il benessere animale. La disseminazione è stata concentrata maggiormente sulla presa di coscienza della situazione della razza e aziendale, nonché sull’impatto delle scelte da parte dell’allevatore.

Complessivamente, tutti gli obiettivi prestabiliti dall’Associazione Anarb sono stati raggiunti al cento per cento.

Scarica l’articolo completo.

28 Maggio 2019

L’articolo a firma M. Cassandro, T. Bobbo e M. Penasa dell’Università di Padova descrive come il contenuto di urea nel latte dei ruminanti sia un indicatore della carenza o dell’eccesso di proteina nella dieta e sia impiegato per monitorare l’efficienza dell’animale. Scopo del lavoro descritto nell’articolo: stimare le componenti di varianza e l’ereditabilità del contenuto di urea, proteina totale, caseina e proteine del siero misurati in latte di bovine di razza Bruna. I risultati ottenuti: suggeriscono che il contenuto di urea nel latte e i tre nuovi indicatori di efficienza di utilizzo della componente proteica della dieta, dati dal rapporto tra proteina, caseina o proteine del siero e urea, sono variabili ed ereditabili; dunque sono utilizzabili a fini selettivi.

Scarica l’articolo completo

Posted in LATTECO - BENESSERE, LATTECO - DIVULGAZIONE by Francesca Frigo
15 Marzo 2019

Clarke: un altro  torello “HAPPY” si aggiunge al  progetto LATTeco ANARB.

Clarke, figlio di Cadence, ha una forte predisposizione verso i caratteri funzionali; discreti sono gli indici produttivi, in particolare i caratteri quantitativi, così come altrettanto validi sono i suoi indici morfologici.

Le peculiarità per le quali risulta essere un toro “Happy” sono decisamente molto marcate: indice longevità, cellule somatiche, indice disolabruna e funzionalità & fitness.

27 Febbraio 2019

Con la mappatura delle aziende della razza Bruna e delle centraline meteorologiche interessanti il progetto LATTeco Anarb, prosegue lo studio dell’Università di Bari sulla valutazione della variabilità ed ereditabilità della resistenza allo stress da caldo nella Bruna Italiana. Dopo le opportune valutazioni di carattere scientifico, lo studio prende in esame allevamenti della razza Bruna superiori a dieci capi e localizzati a un’altitudine massima di 700 metri slm.

Le informazioni meteo, intese come dati storici giornalieri dell’ultimo decennio, provengono grazie alle autorizzazioni concesse dall’Aereonautica Militare (Stazioni AM) e dall’ente Meteo Network, importante rete di meteorologia a livello internazionale.

Scarica l’articolo completo

Posted in LATTECO - BENESSERE, LATTECO - DIVULGAZIONE by Francesca Frigo
27 Febbraio 2019

Stimare correttamente i rapporti di parentela tra gli animali è fondamentale nel processo di valutazione genetica e genomica della popolazione e per monitorare la consanguineità. Tradizionalmente, la parentela e la consanguineità erano stimate usando solo il pedigree; oggi, invece, è possibile calcolarle basandosi sulle informazioni genomiche.

La metodologia genomica ha il vantaggio di essere molto più precisa e di non essere influenzata dalla qualità e dalla quantità delle informazioni di pedigree, ma può essere utilizzata solo per gli animali con un’analisi genomica. Nel prossimo futuro, Anarb metterà a punto strumenti in grado di sfruttare questi nuovi dati per fornire servizi sempre più accurati agli allevatori.

 

Scarica l’articolo completo

 

Posted in LATTECO - BENESSERE, LATTECO - DIVULGAZIONE by Francesca Frigo
27 Febbraio 2019

Benessere animale e longevità – Gli animali in buona salute consentono ottimali combinazioni di funzionalità e longevità. Dall’elaborazione effettuata (vedi la tabella riportata nell’articolo) risulta che è certamente possibile produrre buone quantità di latte con ottimi contenuti qualitativi per diverse lattazioni. L’aspetto più interessante rilevato, è che molte vacche tali performance riescono ad ottenerle partorendo regolarmente una volta all’anno secondo le leggi della natura. Questo è strategico sia per l’ambito economico immediato, sia per la selezione ed il miglioramento conseguibile con i relativi figli.

 

Scarica l’articolo completo

Posted in LATTECO - BENESSERE, LATTECO - DIVULGAZIONE by Francesca Frigo
31 Dicembre 2018

Quando la biodiversità è un valore aggiungoLeggi l’articolo – Fonte: Allevatori Top nr. 8-2018

 

 

 

21 Settembre 2018

L’aspetto della fertilità maschile è un carattere di grande interesse per l’allevatore di vacche da latte, dal momento che vi è un’alta percentuale di inseminazioni strumentali effettate nelle stalle in Italia. Come si intersecano i temi promossi e studiati dal progetto LATTeco con la “fertilità maschile”? Può la genetica influenzare la fertilità del seme?

Scarica l’articolo completo

 

Posted in LATTECO - AMBIENTE, LATTECO - BENESSERE by Francesca Frigo
1 Maggio 2018

Gli obiettivi del progetto LATTeco finalizzati principalmente all’incremento della sostenibilità e della competitività del comparto zootecnico da latte italiano.

 

Giovanni Bittante, Stefano Schiavon, Alessio Cecchinato, Sara Pegolo, Hugo Toledo-Alvarado

Università di Padova, DAFNAE – Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente

 

La selezione di questi ultimi decenni ha profondamente cambiato la vacca da latte. È questo uno degli esempi più evidenti di successo selettivo.

Da quando la produzione è registrata tramite controlli funzionali, la quantità per lattazione è triplicata. La mammella, che una volta rappresentava poco più del 5% del corpo dell’animale, oggi ne rappresenta il 10-12%. Il fabbisogno di energia per la produzione del latte costituiva il 15-20% dei fabbisogni energetici totali (per il mantenimento, il movimento, l’accrescimento, la gravidanza e la lattazione), mentre oggi, in un buon allevamento, è arrivato a rappresentare circa due terzi del fabbisogno totale. Non, ovviamente, perché il fabbisogno energetico delle altre funzioni sia diminuito, ma perché è fortemente aumentata la richiesta di energia della mammella e, con essa, la necessità della bovina di mangiare molto di più (circa il doppio di un tempo, a parità di peso vivo).

Il malessere della vacca da latte

È evidente che nella moderna vacca da latte, la produzione non è ‘una’ delle diverse funzioni fisiologiche della bovina, ma è ‘la’ funzione per eccellenza, attorno alla quale tutte le altre funzioni fisiologiche sono direzionate.

L’aspetto cruciale è il rifornimento della mammella con energia e nutrienti (soprattutto acidi grassi volatili dal rumine; aminoacidi, acidi grassi non volatili, zuccheri, minerali e vitamine dall’intestino; acidi grassi non volatili dai tessuti grassi corporei, minerali dallo scheletro).

Il quadro metabolico dell’animale si complica in caso di scarso appetito. L’aumento dei fabbisogni, infatti, non si può soddisfare solo con l’aumento dell’appetito, ma richiede anche un aumento della concentrazione delle razioni, cioè della quantità di concentrati nella razione (cereali, farine proteiche, grassi e saponi), che può mettere a rischio la funzionalità dei prestomaci provocando l’acidosi ruminale (Saha et al., 2018).

Lo stress metabolico

Nelle vacche fresche, l’aumento della concentrazione della dieta però non basta a coprire i fabbisogni di lattazione e il deficit energetico può causare un dimagrimento eccessivo (la vacca che “consuma” se stessa).

Un dimagrimento eccessivamente rapido causa un trasporto al fegato di trigliceridi in quantità superiore alle potenzialità che quest’organo ha di metabolizzarli e il loro accumulo causa la steatosi epatica. La demolizione nel fegato degli acidi grassi comporta un aumento di produzione di corpi chetonici immessi nel circolo sanguigno in quantità tale, a volte, da superare la capacità dei vari organi della bovina (a partire dalla mammella) di utilizzarli, e così si accumulano nel sangue provocando stati di chetosi.

Lo stress metabolico indotto da questa accelerazione del metabolismo è il principale responsabile della diminuzione della risposta immunitaria e di un aumento degli stati di infiammazione a carico di diversi organi e tessuti. Questi comportano, nell’apparato locomotore, un aumento dell’insorgenza delle zoppie e, nelle ghiandole mammarie, dei casi di mastite.

Un’autodifesa

Il deficit energetico comporta anche una modifica del quadro ormonale della bovina che, prima di tutto, sfavorisce la ripresa dei cicli estrali che è la prima causa di infertilità nelle vacche fresche ad alta produzione (Tiezzi et al., 2013). Questo è un meccanismo di regolazione e autodifesa dell’organismo animale che non intraprende una nuova gravidanza se non esistono le condizioni per assicurare nei mesi successivi le risorse nutritive necessarie per la nuova gravidanza prima e per la successiva lattazione poi (Toledo-Alvarado et al., 2017).

L’effetto della selezione

Tutto questo comporta il “malessere” della vacca da latte ad alta produzione, specie nei primi mesi di produzione (figura 1). La selezione di questi ultimi decenni ha comportato un miglioramento delle capacità della vacca da latte di gestire le richieste nutrizionali della mammella e di meglio resistere ai potenziali effetti negativi di questi possibili stress metabolici. La vacca da latte, oggi, è certamente più resistente e resiliente della sua antenata di un tempo, altrimenti non sarebbe in grado di sostenere i livelli produttivi attuali, ma le sfide con cui deve confrontarsi oggi sono veramente impegnative e l’equilibrio raggiunto è precario.

Il miglioramento genetico del benessere della vacca da latte

Il miglioramento anche per via genetica del benessere della vacca da latte è prima di tutto un dovere morale, ma è anche un’opportunità economica. Dobbiamo infatti migliorare ulteriormente la resistenza degli animali, e cioè ridurre la loro suscettibilità alle alterazioni metaboliche e alle patologie. Dobbiamo anche migliorare la loro resilienza, e cioè la loro capacità, se soggetti a alterazioni metaboliche e patologie, di recuperare rapidamente le normali condizioni di salute e di benessere. Animali più resistenti e resilienti significa anche impiego di meno farmaci e conseguentemente migliore valore nutrizionale di latte e derivati e minore impatto sull’ambiente. Ma più resistenza e resilienza delle vacche significa anche più produzione, più qualità, migliore fertilità, carriere produttive più lunghe, meno rimonta, meno problemi per l’allevatore e più reddito.

Alcuni di questi aspetti del benessere delle vacche da latte nella Bruna sono già oggetto di selezione, mentre altri non lo sono, e comunque nuovi risultati della ricerca sono ora disponibili per migliorare l’efficienza della selezione.

La tecnologia

Tra tutte, due tecnologie in particolare emergono per importanza prospettica: l’impiego della spettrometria all’infrarosso del latte per la predizione dei dati fenotipici e l’impiego della genomica per la predizione del valore genetico degli animali.

Vista l’importanza e la centralità metabolica della mammella nella vacca da latte ad alta produzione, non stupisce che il latte che produce possa fornire informazioni sul funzionamento metabolico della mammella, e di altri organi e apparati. (Bittante and Cecchinato, 2013; Ferragina et al., 2015). È intuibile quindi che la spettrometria all’infrarosso del latte possa essere impiegata per monitorare non solo la produzione (tabella 1) ma anche il benessere (o meglio alcune cause di malessere), la fertilità (Toledo-Alvarado et al., 2018) e perfino l’impatto che la bovina ha sull’ambiente (Bittante and Cipolat-Gotet, 2018).

Lo spettro all’infrarosso

L’ingestione alimentare delle vacche rappresenta un tema delicato, perché se la sua riduzione, a parità di produzione, potrebbe corrispondere ad un aumento dell’efficienza alimentare dell’animale, dall’altro lato potrebbe favorire un non voluto maggiore dimagrimento delle bovine con conseguente aggravamento delle loro condizioni di malessere. La valutazione dello stato di ingrassamento è tradizionalmente demandata al BCS (body condition score). Questa metodica è molto utile e pratica, ma se può dirci se una vacca è più o meno magra, difficilmente può dirci se ora sta ingrassando o dimagrendo (dato che la differenza fra due BCS valutati sullo stesso animale a breve distanza è troppo soggetta ad errori casuali). Lo spettro all’infrarosso del latte, invece, ci può dare indicazioni aggiuntive sui processi di dimagrimento eccessivo in atto attraverso la predizione del profilo in acidi grassi del latte ed in particolare di quelli a lunga catena (stearico, oleico), più frequenti nei depositi di grasso corporeo, che aumentano nel latte quando la bovina sta dimagrendo.

Altri indicatori del dimagrimento eccessivo sono i corpi chetonici presenti nel sangue (non solo BHB, beta-idrossi-butirato), perché anch’essi possono essere predetti dallo spettro all’infrarosso del latte. L’utilità della loro predizione non riguarda solo gli aspetti patologici, la chetosi, ma, nell’ambito dei valori fisiologici, danno indicazioni anche sul bilancio energetico della vacca.

Fertilità e cellule somatiche

Il bilancio energetico negativo ritarda la ripresa del ciclo ovarico e la piena funzionalità dell’apparato riproduttore condizionando negativamente la fertilità (Tiezzi et al., 2013). Recentemente abbiamo evidenziato come lo spettro all’infrarosso del latte possa essere impiegato per avere qualche predizione sulla fertilità della vacca, sul suo stato di calore e sulla sua probabilità di essere gravida (Toledo-Alvarado et al., 2018).

In particolare, è opportuno superare la conta delle cellule somatiche come unico indicatore della mastite. La riduzione delle cellule somatiche, infatti, non è sempre positiva: potrebbe in alcuni casi riflettere una inadeguatezza della bovina a fronteggiare l’infezione, piuttosto che riflettere la risposta all’attacco microbico. Inoltre, le cellule somatiche hanno un ruolo di rilievo anche nella caseificazione del latte (affioramento della panna, coagulazione, attività enzimatica nella maturazione del formaggio, ecc.) per cui il valore ottimale nel latte non è sempre quello molto basso (Bobbo et al., 2016). Come dimostrato in alcune nostre ricerche, altri indicatori della mastite sono disponibili (lattosio, acidità, minerali, sieroproteine, ecc.) e un nuovo indicatore complessivo di “salute della mammella” potrebbe essere predetto con la spettrometria all’infrarosso.

Uno strumento utile…

Se la spettrometria all’infrarosso può contribuire a predire molti caratteri interessanti a livello fenotipico, la genomica rappresenta uno strumento complesso, ma utilissimo di valutazione genetica dei nostri bovini, sulla base dei fenotipi predetti con l’infrarosso o con altre metodologie.

La disponibilità di DNA chips con un numero sempre più elevato di marcatori genomici ad un costo contenuto, permette di migliorare l’accuratezza della predizione del valore genetico dei riproduttori maschi e femmine per i caratteri produttivi, morfologici e funzionali tradizionali, ma anche per molti nuovi caratteri, specie quelli con un grado di ereditabilità modesto. È questa la base della genomic selection, che è basata sulla correlazione fra presenza di alcune mutazioni puntiformi del DNA (single-nucleotide polymorphism, SNP) con il carattere oggetto di valutazione, indipendentemente dalla conoscenza dei meccanismi fisiologici che ne sono causa.

Questa associazione fra un carattere della vacca oggetto di valutazione e alcuni SNP, è usata anche per identificare le specifiche aree del genoma bovino che condizionano quel carattere (GWAS: genome-wide association study), come abbiamo fatto per le caratteristiche di coagulazione, rassodamento del coagulo e rese casearie del latte di Bruna (Dadousis et al., 2016 e 2017a).

… e potente

Oltre a questo, però, la genomica è anche uno strumento potente, anche se complicato, di analisi e di studio dei processi e dei pathways metabolici che coinvolgono i caratteri studiati (Dadousis et al., 2017b e 2017c).

Il primo passo è collegare lo SNP con dei geni su cui si trova o che sono nelle vicinanze. Il secondo passo è identificare l’attività dei geni correlati al carattere in fase di studio. Il terzo passo è correlare tra loro i geni coinvolti in specifici percorsi metabolici (pathways). Il quarto passo è trovare, fra tutti questi geni che partecipano a questi diversi percorsi metabolici, quelli che hanno la caratteristica di regolare più percorsi contemporaneamente e che quindi potrebbero prestarsi a un efficiente miglioramento genetico del carattere considerato.

A titolo di esempio della complessità delle relazioni genetiche-metaboliche dell’organismo animale (e umano) le figure 2 e 3 riportano uno studio che abbiamo appena completato sul profilo in acidi grassi del latte delle bovine brune (Pegolo et al., 2017) e che evidenziano i percorsi genetico-metabolici coinvolti (Figura 2) e l’identificazione di 3 geni aventi un ruolo chiave nel metabolismo lipidico della vacca da latte (Figura 3). Uno studio simile è stato condotto anche sulle frazioni proteiche del latte (Pegolo et al., 2018). La genotipizzazione degli animali offre infine sempre più informazioni sull’individuazione di portatori di difetti genetici che possono essere così esclusi dalla riproduzione contribuendo ad ottenere una mandria sempre più sana.

L’importanza del Progetto

Sulla base di tutti questi presupposti, il progetto LATTeco avrà come obiettivo lo studio e la messa a punto di strumenti selettivi innovativi e di rapido utilizzo nell’analisi fenotipica e genomica degli aspetti legati al benessere animale, finalizzati principalmente all’incremento della sostenibilità e della competitività del comparto zootecnico da latte italiano. Le possibili ricadute applicative e tecnologiche del progetto rispondono, inoltre, alla crescente richiesta di salubrità e sicurezza delle produzioni primarie, ottenute nel rispetto delle caratteristiche biologiche e del benessere degli animali utilizzati nel processo produttivo.

 

Scarica l’articolo completo

Posted in LATTECO - BENESSERE by Silvia Dussin