Cerca
Cerca

Aggiornamento dell’indice complessivo mammella

4 Dicembre 2018

In vigore da dicembre 2018, il nuovo indice “premia” l’armonia della mammella

Durante la scorsa Commissione tecnica centrale (Ctc), tenutasi in Anarb il 7 novembre scorso, è stato approvato il nuovo indice mammella che è in uso già a partire dalla valutazione genetica di dicembre 2018.

Ma procediamo con calma e spieghiamo perché si è resa necessaria questa modifica.

Indice complessivo mammella

L’indice complessivo mammella, in uso in Anarb dal 1996 al dicembre 2018, era formato dall’aggregazione dei principali indici lineari della mammella. È un parametro che è stato sempre tenuto molto in considerazione dagli addetti ai lavori per la scelta dei riproduttori e questo ha portato, nel tempo, ad avere variazioni genetiche significative su alcuni caratteri inclusi in tale indice, andando a volte ben oltre quanto si intendeva ottenere.

È il caso, ad esempio, della lunghezza dei capezzoli e della profondità della mammella.

Per quanto riguarda il carattere “lunghezza dei capezzoli”, esso era stato inserito nell’indice complessivo mammella con peso negativo con la volontà di ridurre nel tempo il numero di soggetti con capezzoli lunghi, vista la correlazione negativa esistente con la longevità e con la facilità di gestione degli animali in mungitura.

Il risultato, negli anni, è stato ottenuto, ma in alcuni casi persino troppo!

Infatti, come si può osservare nei trend (grafico 1), la media genetica della lunghezza capezzoli degli animali più recenti si attesta a 90 su una scala a media 100 e deviazione standard 12, predisponendo quindi gli animali ad avere capezzoli molto più corti che nel passato. È noto però che, qualora i capezzoli diventino troppo corti, risultano essere problematici.

Grafico 1: trend genetico per la lunghezza capezzoli

Tale aspetto, anche se in modo più limitato, si è potuto osservare anche dal punto di vista fenotipico con una percentuale di primipare con i capezzoli “lunghi” in diminuzione come atteso ma, allo stesso tempo, con un aumento della percentuale di primipare con capezzoli “corti”, aspetto che rischia di influenzare negativamente l’operatività in mungitura.

Profondità della mammella

Per quanto riguarda, invece, il carattere “profondità della mammella”, esso è stato inserito nell’indice complessivo mammella con peso positivo per selezionare, negli anni, animali con mammelle alte. Anche in questo caso, però, il risultato è stato eccessivo perché gli animali più giovani hanno una media genetica per la profondità della mammella che si attesta a 108 (vedi grafico 2). Dal punto di vista fenotipico sono da preferire le mammelle non troppo profonde, bisogna però stare attenti a non premiare le mammelle estremamente alte perché possono essere l’evidenza di animali poco produttivi. Inoltre, anche in questo caso, l’obiettivo di selezione non è continuare ad alzare le mammelle, ma ridurre al minimo la percentuale di animali con mammelle profonde.

Grafico 2: trend genetico per la profondità della mammella

L’indice mammella utilizzato fino all’agosto scorso, inoltre, essendo frutto della moltiplicazione matematica di diversi caratteri, non rispettava la distribuzione che ci attendavamo di media 100 e deviazione standard 12. In pratica i valori estremi sia negativi (ovviamente di nullo interesse), sia positivi (invece usati per scegliere i tori da utilizzare), erano eccessivamente enfatizzati. Tra i tori al top erano presenti diversi soggetti con indici superiori a 136, valore che in teoria si dovrebbe riscontrare molto raramente.

Per cercare di alleviare i problemi sopra evidenziati si è deciso di non calcolare l’indice mammella come aggregazione di singoli indici lineari, ma di calcolare un nuovo indice mammella partendo direttamente dal dato fenotipico attribuito dal punteggiatore, così come avviene per tutti gli altri caratteri morfologici.

Usare un indice mammella basato sulle rilevazioni complessive fornite dai punteggiatori, consente di considerare anche alcuni aspetti della mammella che altrimenti non sarebbero descritti dai singoli caratteri lineari come l’armonia della mammella, la tessitura ecc…

I risultati ottenuti hanno dimostrato che il nuovo indice mammella è distribuito in modo più normale rispetto al vecchio, con una media per i tori provati che si attesta sui 98.5 punti, ma con una varianza più contenuta (13.7 rispetto a 16.4), risultato che ci garantisce una minor presenza di animali nelle fasce estreme.

Come si può vedere in tabella 1 dove sono riportati i risultati sui migliori 100 tori a mammella, si evidenzia una diminuzione del valore medio del nuovo indice (133) rispetto al vecchio (142) e anche la profondità della mammella e la lunghezza capezzoli hanno valori meno estremi rispetto al vecchio indice.

Tabella 1: valori medi con indice nuovo e vecchio

 

Come atteso, inoltre, la correlazione tra nuovo indice mammella e la profondità mammella diminuisce come pure quella tra nuovo indice mammella e lunghezza dei capezzoli, evitando in larga misura il rischio di selezionare animali con mammelle troppo alte e capezzoli troppo corti.

L’indice mammella, come noto, non è inserito nell’ITE quindi il suo cambiamento non ha influenzato le classifiche generali né di vacche né di tori.

Considerando però che la correlazione tra il nuovo indice mammella e il precedente è del 97.6%, ci si possono attendere variazioni significative per tale carattere su molti riproduttori.

Abbiamo verificato, infine, la situazione anche a livello internazionale e non si riscontrano differenze particolari: il numero di tori italiani che, nelle classifiche estere, si classificano fra i primi 100 tori a mammella è circa immutato in seguito all’adozione del nuovo indice.

Con l’introduzione del nuovo indice mammella si è riusciti a riportare la distribuzione del carattere nei limiti attesi limitando le differenze, inoltre tecnicamente non significative, tra soggetti estremi. Per finire sottolineiamo che sono premiati maggiormente animali con armonia della mammella piuttosto che soggetti estremi solo per alcuni caratteri.